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Un dolore forte, tremendo. Una fitta lancinante che dal petto è risalita sino al cervello,
squarciandolo. E ancora, buio. Una cecità improvvisa. L'assenza di ogni cosa:
odori, rumori, sensazioni tattili.
"E' importante, importantissimo".
Alvise si era svegliato con queste parole scolpite nella mente. Era il giorno in
cui la sua vita e quella di tutta la sua famiglia poteva trovare una svolta. Il
cambiamento sognato da anni era così vicino da poterlo toccare. Lo sentiva, lo
annusava, lo poteva possedere. Doveva concentrarsi e non temere nulla. Si era
così seduto sul pavimento, in mezzo ai suoi quattro figli, tre maschi e una
femminuccia, e, con accanto Lucia, il suo tutto al mondo, erano rimasti
abbracciati per pochi attimi. Poi via, fuori da quel tugurio che sarebbe sparito
tra poco. Quel magazzino umido e puzzolente non lo avrebbe rivisto più se non
nel momento del trionfo. Ora voleva solo rimanere in intimità con la sua città
che tanto amava. Quella città che per una volta l'anno concedeva ai suoi figli di
ridisegnare il destino. Pochi passi su quelle grigie pietre d'Istria che
rimandavano il tepore accumulato dal sole. Con i piedi nudi, che solo in rare
occasioni avevano calzato duri zoccoli, sfiorava i marmi delle antiche chiese ed
i pavimenti lucidi delle decorazioni di piazza. Ascoltava i rumori che
risalivano dai canali. Le parole che l'acqua ripeteva da secoli tra le rive
ricoperte di alghe piene di vita. Quante volte, quando la fame sembrava non
voler abbandonare la sua pancia, aveva attinto a piene mani da quelle acque. Mai
la sua città l'aveva tradito. Oggi ancor meno. Fuori dall'intrico delle calli
l'attendeva il sole del Bacino. Intenso, crudo, splendido.
Ora stava a lui: Alvise Tagliapietra, veneziano.
Il Doge concedeva questo onore a pochi cittadini. Uomini liberi, forti e
resistenti. La tradizione voleva che dalle sue mani, quasi una benedizione, si
staccasse il simbolo del cambiamento. E loro, un poco arditi, un poco disperati,
via, ad abbracciare la laguna con le forti membra bruciate dal sole. Questo è il
momento. Giù nel grembo della grande madre. Ora tutto è tranquillo. La paura è
svanita. L'acqua avvolge il corpo di Alvise come il liquido amniotico che lo ha
generato.
Nessuna certezza. Nessun rimpianto.
Solo sogni nella sua testa di fedele veneziano. Cerca, rimesta tra i fanghi del
fondo del Bacino San Marco. Gli occhi filtrano il pulviscolo che cento altri
disperati smuovono alla ricerca del sogno. E poi, è lì, prezioso, sfavillante in
un riflesso di luce che penetra tra le barche ancorate vicino alla Bucintoro. E'
fatta Lucia. E' fatta bambini. Il Doge ci ricompenserà in questo giorno di
festa..........
Un dolore forte, tremendo. Una fitta lancinante che dal petto era risalita sino al cervello,
squarciandolo.
Alvise Tagliapietra, Festa per lo Sposalizio del Mare, Venezia, Aprile 1525.
Morto sognando.
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